Buongiorno,
in questi giorni si parla tanto di lavoro. È giusto, perché il lavoro riguarda tutti.
È qualcosa che ci tocca nel profondo, perché non è solo quello che facciamo, ma piuttosto il nostro modo di stare al mondo.
Papa Francesco, nella sua terza Enciclica Fratelli Tutti, scriveva:
“Il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita
sociale, perché non solo è un modo di guadagnarsi il
pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per
stabilire relazioni sane, per esprimere sé stessi, per
condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel
miglioramento del mondo e, in definitiva,
per vivere come popolo.”
Papa Francesco, FT 162
Il lavoro conta, e conta tantissimo in ogni dimensione della vita.
Perché dà dignità e le permette di mettere a frutto quello che siamo.
E devo dirlo, quando non c’è il lavoro, qualcosa manca.
Ma non basta che ci sia.
Quando il lavoro c’è ma è fragile e precario, fa comunque fatica a sostenere la vita.
Per questo, parlando di lavoro in questi giorni, non posso fare a meno di pensare che questo è il tempo delle scelte.
Non possiamo andare avanti come se bastasse adattarsi e tenere insieme le cose.
Perché quando il lavoro diventa insicuro e non permette di immaginare il futuro, prima o poi è la vita stessa a farne le spese.
E non esagero.
Basta guardarsi intorno.
Lo vedo negli incontri che faccio ogni giorno: persone che lavorano ma fanno fatica ad arrivare a fine mese, famiglie che si reggono su equilibri fragili, giovani che studiano e si chiedono che futuro li aspetta, perché il lavoro oggi non è più una certezza.
Per questo, lo dico sempre, il lavoro è una responsabilità che riguarda tutti.
E anche la Chiesa non può restare fuori da tutto questo.
Non avrà forse tutte le risposte, ma ha a cuore la vita delle persone.
Se davvero crediamo, non possiamo pensare a una fede che resti fuori dalla realtà, dalle fatiche e dai problemi della società.
E allora la domanda che resta aperta e che non smetto di pormi è: cosa possiamo fare di nuovo e di più?
Perché ogni volta che il lavoro perde dignità, tutti noi perdiamo qualcosa.
Una lettura che vale la pena
Questa settimana ti voglio lasciare con un consiglio di lettura. Un libro che probabilmente abbiamo letto tutti da piccoli, ma che vale sempre la pena riprendere: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
Perché proprio questo? Perché parla di vita vera, anche di lavoro e dignità
Non ti nego che ogni volta che lo rileggo, mi emoziona ancora.
Manzoni racconta persone semplici. Renzo, Lucia, tutti i protagonisti. Persone che non hanno grandi pretese, se non una vita dignitosa. E forse è anche per questo che ci riconosciamo.
C’è anche la carestia, il momento in cui il lavoro non basta più e si perde la speranza di immaginare il futuro.
Ti sembrano temi lontani? Neanche troppo.
Somigliano molto alle situazioni che viviamo oggi.
E però dentro a tutto questo Manzoni lascia uno spiraglio. Ci dice che da soli non bastiamo.
Infatti, i suoi personaggi quando non hanno più nulla su cui appoggiarsi, si affidano.
Si affidano gli uni agli altri e si affidano alla Provvidenza che non li fa sentire soli.
Anche noi non siamo soli, mai.
Fammi sapere se lo hai letto anche tu, sono curioso di sentire la tua chiave di lettura.
Mi piace cominciare la settimana scrivendoti e scorrendo i pensieri che ricevo in risposta a queste mie email.
Grazie perché mi leggi, a lunedì prossimo,

don Matteo Zuppi
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